Da qualunque parte lo si osservi lo spettacolo offerto dalla classe politica in questi ultimi giorni è desolante. Soprattutto se confrontato con quanto avviene negli altri paesi dell’UE (ad eccezione forse del Belgio afflitto da una lunghissima crisi di governo).

Ammiriamo, se non il merito delle iniziative, la capacità dei leader politici in Francia, Regno Unito, Spagna, ecc. di poter governare con maggioranze stabili e con iniziative ad ampio respiro. In Germania dove il risultato elettorale era stato simile al nostro, con due raggruppamenti praticamente appaiati, l’instabilità è stata superata attraverso la costruzione di una grande coalizione che non ha determinato una paralisi delle decisioni ma sta garantendo la governabilità con iniziative tutt’altro che di piccolo cabotaggio (soprattutto in campo economico).

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La governabilità in questi paesi è stata garantita dalla capacità di forze politiche contrapposte di sedersi attorno ad un tavolo per disegnare le regole del gioco senza pensare a tornaconti immediati o addirittura, in situazioni di emergenza o di stallo, di governare insieme per realizzare importanti progetti per il paese.

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Per noi queste sono cose impossibili a causa di una patologia atavica: l’enorme potere d’interdizione dei Ghini di Tacco, degli aghi della bilancia, dei partiti-persona che con piccole percentuali riescono a condizionare la vita del paese. Difficile ravvisare in questa frammentazione una significativa originalità (e autentica ragion d’essere) di ciascuna forza politica e non il desiderio di autoconservazione o della mera occupazione di spazi di potere.

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Per evitare il perdurare di questo problema si era pensato ad una legge elettorale che riducesse il problema attraverso diverse soluzioni tecniche possibili. 

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Senza assolutamente spezzare la lancia in favore di una o dell’altra posizione politica quello che stiamo osservando in queste ore è un posizionamento delle diverse forze che riflette chiaramente gli interessi personali e i calcoli di quale sia la situazione più conveniente piuttosto che l’ansia di individuare ciò che rappresenta il bene comune del paese. Ben sapendo che già due volte in passato i calcoli meschini che hanno portato alla costruzione di sistemi elettorali che si presumevano favorevoli avevano generato paradossalmente risultati opposti.

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Nessuna sorpresa dunque se il grado di fiducia del paese nei confronti della classe politica è sceso ai minimi storici.  All’estero i veri leader politici hanno ampi spazi di manovra e non sono schiavi dei sondaggi dell’ultima ora. Hanno il coraggio di prendere decisioni anche impopolari perché sono eletti da meccanismi che non ne paralizzano le capacità di manovra, perché non subiscono soltanto gli umori della gente ma pensano di poter interagire con essi e influenzarli.

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Da noi, negli ultimi anni e indipendentemente dalle coalizioni che si sono succedute, la principale attività del leader è quella di bloccare tutti i possibili tentativi di cambio di casacca.

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Di fronte a spettacoli come quelli di questi giorni purtroppo prevale l’opinione che il problema non possa essere del tutto risolto da nuove regole perché radicato nel carattere della classe politica e del paese. Un esempio illuminante è che in Italia, per “abilità politica” non intendiamo la capacità di realizzare iniziative concrete per il paese ma piuttosto pensiamo quasi sempre alla dimensione puramente strumentale o “machiavellica” (povero Macchiavelli) della politica stessa, ovvero alla pura capacità di conquistare potere facendo fuori gli avversari o alleandosi con chi conviene a seconda dell’opportunità personale.

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Pensiamo di essere furbi ma in realtà siamo terribilmente inadeguati in un mondo che cambia rapidamente e richiede ben altre stature morali e capacità di progettualità e di manovra.

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