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“6 milioni 743 mila le donne italiane da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. 5 milioni le donne che hanno subito violenze sessuali. 3 milioni 961 mila violenze fisiche. Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri”.

Questi i numeri vergognosi snocciolati dall’Istat. Dati allarmanti, drammaticamente spaventosi e nello stesso tempo incompleti, giacchè il fenomeno rimane largamente nascosto; nella gran parte dei casi, infatti, si tace, non si denuncia, si soffre nel silenzio e nella solitudine.
Per dare una cifra della situazione, il 96% delle violenze subite ad opera di un non partner e il 93% di quelle subite, invece, a causa del partner non vengono segnalate né alle autorità competenti, ma neppure a parenti e/o conoscenti.
 
Ancora meno noto è il fenomeno delle violenze subite dagli uomini, ma soprattutto dalle donne anziane per le quali risulta alquanto difficile quantificare e dettagliare i maltrattamenti passati. Parliamo non solo di comportamenti aggressivi a danno di anziane signore, ma di vere e proprie violenze psichiche volte a condizionare le scelte degli anziani, a manipolarne le informazioni di cui dispongono, ad accelerarne la perdita di autonomia. Le conseguenze, poi, sono facilmente immaginabili: violazioni di diritti, furto di denaro e preziosi, estorsione di notizie, ecc.
 
I pochi dati di cui si dispone gettano luce su una realtà inquietante: donne anziane, malate, indifese sono spesso oggetto di umiliazioni fisiche e morali. Di frequente poi le violenze avvengono proprio per mano di coloro che più di altri dovrebbero garantire protezione e attenzioni amorevoli: i figli in primo luogo, ma anche i coniugi e altri addetti ai compiti di cura (ad esempio le assistenti familiari).
 
Non è forse un caso che in uno studio, presentato a Roma qualche mese fa da Luigi Frey e Renata Livraghi, si sia sottolineato, tra l’altro, che le anziane italiane hanno una percezione soggettiva delle condizioni fisiche e psichiche piuttosto negativa rispetto ai coetanei maschi, e che un numero sempre maggiore di donne soffra di depressione, malattia che nei prossimi vent’anni passerà dal quarto al secondo posto tra le cause di disabilità.
 
L’allarme non è peraltro solo italiano se si considera che un recente sondaggio Eurobarometro Speciale, diffuso a fine 2007, evidenziava come circa la metà degli europei ritenesse che gli anziani non autosufficienti fossero destinatari di maltrattamenti e negligenze. Certo parliamo di dati che indicano la percezione del fenomeno e non la sua effettiva realtà statistica, ma è comunque interessante constatare come questa inchiesta restituisca in qualche modo la portata del problema.
 
Violenze private, dunque, violenze ripetute dentro le “sicure” mura domestiche, nei confronti delle quali il nostro Paese non è stato ancora in grado di formulare una legge che direttamente affronti il tema della violenza verso gli anziani e le persone deboli. Il disegno di legge presentato nel gennaio 2007 e contenente le “Misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell’ambito della famiglia” è rimasto di fatto senza applicazione. La speranza, naturalmente, è che il prossimo governo riprenda quel percorso – doveroso per un paese che vuole definirsi civile e maturo – volto all’approvazione del testo.
 
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