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Altruismo privato e egoismo pubblico. Questa la "ricetta italiana" per il futuro coraggiosamente e lucidamente denunciata da Tito Boeri e Vincenzo Galasso nel loro recente volume,  "Contro i giovani" edito da Mondadori.

L’Italia sta tradendo le nuove generazioni.
Siamo il paese occidentale più protettivo verso i figli. Siamo una delle societa’ in cui il sostegno della famiglia ai figli e’ più forte e dove la permanenza dei figli nelle mura della casa in cui sono nati e’ più lunga. Ma proprio gli italiani, che tanto sembrano fare per i loro discendenti, sono fra tutti i pesi sviluppati, il popolo che più sta agendo contro i giovani. E’ una situazione paradossale ma e’ davvero cosi’. L’amore sterminato dei genitori italiani per i figli non ha impedito la più’ massiccia redistribuzione di risorse dalla generazione dei figli a quella dei genitori. In poco più di dieci anni abbiamo raddoppiato il nostro debito pubblico. Ci siamo impegnati a assicurare pensioni molto generose nonostante il calo
di fertilita’ e l’allungamento della vita. Su ogni giovane italiano gravano oggi 80.000 euro di debito pubblico e 250.000 di debito pensionistico. Nel frattempo non abbiamo costruito infrastrutture, non abbiamo migliorato l’istruzione pubblica, ne’ la qualita’ della vita nelle grandi citta.
In compenso abbiamo pagato pensioni di invalidita’ di dubbia assegnazione, abbiamo creato posti pubblici di dubbia efficienza (dal 2000 al 2500 i dipendenti pubblici sono passati da 3.000.000 a 3.600.000 e l’incidenza della spesa pubblica sul PIL dal 39 al 430per cento), abbiamo concesso baby pensioni e pensioni di anzianita’ generose.
In una parola ogni singolo corporativismo ha trovato soddisfazione. Pensiamo molto ai nostri figli, lottiamo per assicurare loro un lavoro e un buon futuro ma non ci occupiamo dei figli degli altri.
Cioe’ non ci occupiamo dei giovani. Il Governatore della Banca d’Italia, Draghi ha di recente chiesto che i costi della flessibilita’ (che oggi gravano solo sui giovani) siano redistribuiti su tutti i lavoratori.
La Riforma Biagi, tanto ingiustamente vituperata, e’ rimasta incompleta, non essendo stati realizzati quegli ammortizzatori sociali che hanno sopratutto i giovani come destinatari.
Siamo l’unico paese sviluppato che discute di precariato. I giovani nella fascia d’eta’ 24-35 anni assunti a tempo determinato sono in Italia il 40 per cento.  In Spagna sono il 60 per cento. Ma in una societa’ come quella spagnola,  che non si e’ fermata come la nostra chiedendo all’assistenzialismo quello che non riesce a ottenere con lo sviluppo, il precariato non e’ un tema che occupa il dibattito pubblico.
Questa combinazione italiana  di altruismo privato e egoismo pubblico frena lo sviluppo del paese.
E impedisce che si realizzi il bene comune,  che impone che si ponga freno all’egoismo dei garantiti e si faccia spazio ai giovani, non con la facile formula della stabilizzazione di ogni posto di lavoro o con la scorciatoia della moltiplicazione dei l posti pubblici improduttivi,  ma creando posti di lavoro veri, cioe’  riprendendo la strada dello sviluppo e liberando le imprese dai lacci e dai lacciuoli che ne frenano la competitivita’.

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