Nel Mediterraneo, zona Sud, stiamo assistendo ad un progressivo assestamento geopolitico di cui ancora non si è in grado di comprendere la direzione. Però si può intravedere uno dei motori di questo cambiamento.

Tutto è partito da un giovane tunisino di 26 anni, laureato, che vendeva frutta abusivamente: Sidi Bouzid che si è suicidato dandosi fuoco per protestare a causa del sequestro della sua bancarella.
Così inizia la “rivoluzione del gelsomino” che ha visto scendere in piazza giovani e donne, avvocati e movimenti sindacali. Una protesta non violenta che ha impressionato il mondo per la sua forza. Poco dopo c’è stata piazza Tahrir, in Egitto che ha portato alle dimissioni del presidente Mubarak, in Siria i sommovimenti popolari, all’inizio soppressi con la forza, hanno portato alla caduta del governo. In Libia si è arrivati ad una guerra civile, nella quale siamo coinvolti anche noi italiani sotto l’egida della Nato.
Con le parole del card. Antonios Naguib, patriarca dei copti di Alessandria in Egitto, intervistato dalla Agenzia Sir possiamo sintetizzare le ragioni della rivolta in tutti questi Paesi: «la corruzione diffusa, la povertà, la crisi sociale, la soffocante atmosfera politica».
Leggendo, invece, alcuni dati demografici possiamo intercettare la spinta propulsiva. Nel Magreb e nel Medio Oriente si evidenzia infatti una forte presenza di giovani. Le nuove generazioni, come si può osservare dalla rivista Limes (1/2011), sono una parte estremamente consistente, contano il 42,1% in Tunisia, il 47,4% in Libia, Il 52,3% in Egitto, il 55,3% in Siria. Direbbe Karl Mannheim, un sociologo ungherese, la loro semplice presenza indica un “nuovo accesso” a cui la società dovrà far fronte.
Non basta però il semplice numero. Utilizzando alcune categorie di Mannheim, si possono individuare anche altre caratteristiche:
– la collocazione generazionale che mostra la società in cui questi giovani stanno crescendo da una parte più aperta rispetto alle precedenti: internet ed i media arabi veicolano idee del “resto del mondo” e rendono più facile l’accesso alle informazioni; dall’altra parte economicamente e socialmente più avanzata: il Censis spiega ad esempio come sia cresciuta la spesa per i consumi delle famiglie, come sia aumentata la speranza di vita e sia diminuito il tasso di mortalità infantile. Su questa società inoltre pesano l’elevata corruzione e la crisi economica globale;
– il legame generazionale che accomuna i giovani della zona Sud: il tasso di alfabetizzazione nel 2008 ha raggiunto tra i maschi, compresi fra i 15 ed i 24 anni, il 92,7% e tra le coetanel’86,8%, come è altrettanto aumentato il tasso di disoccupazione giovanile che già 5 anni fa nell’area era del 27%.

A guardare bene diventano meno casuali i tratti di Sidi Bouzid, un giovane laureato che lavora in nero per sbarcare il lunario.
Se poi si connettono le categorie descritte esce fuori il malcontento diffuso che è esploso: aumento delle aspirazioni ad una migliore qualità della vita in un periodo di contrazione del benessere economico che ha provocato la crescita delle disuguaglianze all’interno di ognuno di quei paesi. Ed il fiume in piena ha esondato.
Quel che rimane dopo la piena è ciò che deve porre nuove domande.
Bisognerà vedere se questi movimenti giovanili laici riusciranno ad organizzarsi anche politicamente o se perderanno l’occasione e verranno oscurati da partiti islamici, sul modello turco. Bisognerà vedere quale ruolo giocheranno le forze armate e come reagiranno i poteri economici.
Bisognerà vedere se si apriranno prospettive per una maggiore libertà di espressione e religiosa. In tutti casi il Mediterraneo cambierà volto e a quanto sembra la sponda Nord avrà un peso sempre più circoscritto.

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