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Che la politica italiana e il dibattito sui media abbiano rimesso al centro i temi dell’economia è un fatto positivo. Sulle iniziative che fanno parte del cosiddetto piano crescita del governo una delle più importanti è quella degli investimenti per la banda larga. E’ ormai assodato che l’information technology sia una delle molle fondamentali dello sviluppo e della crescita della produttività a livello mondiale. Numerosi studi hanno dimostrato che l’accesso alla rete e la qualità del suo funzionamento sono fondamentali per consentire ad individui ed imprese di fare di più e in minor tempo dopo che la rivoluzione informatica ha abbattuto i costi e i tempi di spostamento delle merci senza peso.

Dagli 800 milioni inizialmente previsti siamo però passati a forse 100 milioni ridimensionando di molto le nostre ambizioni. Inoltre è noto che gli ostacoli alla diffusione trasversale dei benefici della rete nel sistema industriale italiano dipendono dalla piccola dimensione delle imprese e dall’ingessatura delle poche grandi e delle istituzioni pubbliche. La crescita di produttività generata dall’information technology si realizza se gli apparati flessibili sono produttivi e premiano il merito di giovani altamente formati e specializzati più capaci di valorizzare queste tecnologie. Anche da questo punto di vista partiamo svantaggiati.
Poco efficace la modifica all’art. 41 della costituzione (che mira a rafforzare l’attività d’impresa introducendo il principio che "tutto è permesso tranne ciò che è espressamente vietato) e in direzione sbagliata il piano casa. Abbiamo bisogno oggi di creazione di valore economico socialmente e ambientalmente sostenibile e dovremmo prendere come esempio la Germania che in questi anni sta crescendo in modo sostenuto pur riuscendo a ridurre l’impronta ecologica (ovvero utilizzando in modo efficiente le risorse naturali). Invece di dare l’incentivo alla costruzione di nuove case dovremmo indirizzare il settore delle costruzioni verso una grande opera di ristrutturazione degli edifici esistenti per migliorare la loro efficienza energetica. Con il triplice obiettivo di creare sviluppo e posti di lavoro, ridurre le emissioni inquinanti e la bolletta dei cittadini. La modifica dell’art. 41 che “rimuove gli ostacoli alla libertà d’impresa” non credo possa avere degli effetti nel breve termine visto che non si ha notizia di cause sollevate da imprese italiane presso gli organi giudiziari su questo tema. Possiamo e dobbiamo semplificare le pratiche per avviare nuove imprese non dimenticando che gli ostacoli che rendono oggi l’Italia uno dei paesi dove fare impresa è più difficile sono altri: dalla durata delle cause civili che ci pone ai livelli più bassi della classifica mondiale tra i paesi in via di sviluppo, ai costi dei servizi, alla carenza delle infrastrutture e alla complessità delle nostre relazioni capitale-lavoro.

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