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L’ennesima banca “anglosassone” sull’orlo del fallimento per le attività di trading “troppo grande per poter fallire” viene salvata dallo stato. Il collasso dell’Anglo-Irish e il salvataggio dello stato irlandese porta il rapporto deficit PIL del paese alla cifra incredibile del 30 percento (dieci volte maggiore del vecchio vincolo di Maastricht).

Un altro edificante epilogo del modello di banca che, per massimizzare gli utili e per rispondere all’esigenza degli azionisti di vederli crescere continuamente, si orienta in misura crescente verso attività più redditizie e più rischiose (rischio di cui nessuno sembra accorgersi in tempo) abbandonando la vocazione originale di erogare prestiti alla clientela.

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Con parole molto severe, il governatore Draghi parla di banche “zombie” che vivono di finanziamenti a tasso zero da parte delle banche centrali come effetto perverso dei salvataggi post crisi. Parleremmo anche di “banche vampiro” che succhiano le risorse dei risparmiatori.
Incredibile è il riflesso pavloviano che prevale sul ragionamento cosciente. Se le finanze pubbliche sono in crisi a causa del soccorso alle banche la colpa è di quegli scansafatiche dei cittadini e degli sprechi della spesa pubblica. Che si vergognassero di sottrarre risorse a chi vuole giocare al Casinò. A noi vengono in mente le gravi colpe dei genitori delle scuole pubbliche che fanno collette per comprare tutto quello che nelle scuole manca in misura crescente (cancellini, persino carta igienica), o quelle dei precari o dei ricercatori che per mille euro al mese mandano avanti scuole ed università. O, più in generale, dei contribuenti che pagano regolarmente le tasse con una pressione fiscale opprimente che sfiora il 50 percento. O, ancora, il numero crescente di persone che non troverà lavoro a causa della situazione dell’economia reale dopo la crisi. Come se la crisi delle finanze pubbliche dipendesse da loro.
Quasi a nessuno viene in mente che si potrebbero tassare le transazioni finanziarie (non i profitti delle banche) affinché, come è giusto che sia, il mondo della finanza contribuisca a curare i danni delle ferite provocate della crisi e finanzi i beni pubblici globali. Che in questo modo, come sottolineano ormai gran parte degli studi in materia, inclusi quelli di istituzioni autorevoli come il Fondo Monetario, si potrebbero raccogliere risorse 20 volte superiori a quelle necessarie per finanziare la scolarizzazione primaria obbligatoria nel mondo.
La situazione che stiamo vivendo è un po’ come la triste storia di un giovane caduto nel vizio della droga e dei suoi genitori modesti pensionati. Il giovane sperpera nel vizio le poche risorse di famiglia e quando è a casa non fa che accusare i genitori per i soldi che sprecano.
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