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Quando le crisi scoppiano esse segnalano soltanto l’apice di una patologia che è già in corso da tempo. Esse sono allo stesso tempo la conseguenza drammatica del non intervento ma anche il momento in cui, data la gravità e la pubblicità della situazione, si possono finalmente raccogliere le forze e trovare il consenso politico per intervenire.

Ciò che è fondamentale dunque è l’insegnamento che possiamo trarre dalla crisi: se non si esce dalla crisi (da quella finanziaria globale come da quella greca) con nuove regole, allora la crisi è stata vana.

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Quando parliamo di etica ed economia siamo abituati (soprattutto come italiani tendenzialmente legati al particolare e storicamente portati a vivere lo stato quasi come una presenza ostile o come un vincolo alla libertà individuale) ad appassionarci all’“etica micro” (la solidarietà verso il debole, verso i dipendenti di quell’azienda in difficoltà, verso il povero da adottare a distanza) mentre restiamo freddi di fronte all’” etica macro”.
E’ questa l’occasione per capire che esiste un’etica delle grandi questioni, un’etica dei doveri e delle responsabilità che ha un ruolo fondamentale e che può decidere le sorti di molti casi di etica micro. La prima regola dell’etica macro è che la disciplina fiscale è un valore importantissimo. Pensate ad una famiglia che ha un debito di 125.000 euro a fronte di uno stipendio annuo lordo di 100.000 euro e che ogni anno va in perdita di altri 13.000 euro. Per la combinazione di queste dinamiche il debito sale di almeno 5.000 euro all’anno. Dentro la famiglia regna l’anarchia perché ci sono vari percettori di reddito. Alcuni versano tutti i loro soldi nelle casse familiari, altri ne versano solo una piccola parte, altri addirittura nulla. Se tutti versassero i soldi nelle casse familiari, lo stipendio annuo lordo sarebbe ben più alto dei 100.000 euro ufficiali e forse non si accumulerebbe nuovo debito. Questa famiglia vi chiede di prestargli dei soldi. Glieli prestereste?
Dove sta l’etica nei comportamenti dei membri di questa famiglia e perché mai i suoi membri non avrebbero doveri ma soltanto il diritto di ricevere nuovi soldi ?
Una situazione del genere è irrisolvibile in termini di giustizia commutativa, ma lo diventa se entriamo nella logica dell’etica della responsabilità. La famiglia in dissesto si vincola al dovere della disciplina fiscale (impegno ad aumentare le risorse guadagnate al netto delle spese, impegno dei membri della famiglia a non “evadere“) mentre i possibili finanziatori esterni (l’UE) accettano di rinnovarle la fiducia, rinforzando così i legami economici e politici con la famiglia in dissesto e cogliendo l’occasione della crisi per fare un passo deciso verso l’Europa federale. Per far sì che il problema greco di oggi sia in futuro come il problema di uno stato americano o brasiliano, una questione interna da risolvere con un sistema di interventi, patto di responsabilità e regole fiscali simili a quelle che regolano il rapporto tra regioni e stato nazionale in Italia o stati e stato federale negli Stati Uniti o in Brasile.
Se vogliamo evitare il caos e l’anarchia questa è l’unica strada possibile. E’ un’occasione (da cui trarre una lezione di etica macro) per noi italiani disciplinati controvoglia, generosissimi in donazioni e solidarietà micro ma refrattari ai concetti di solidarietà tra regioni, responsabilità e doveri fiscali.
 
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