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Lunedì 13 Ottobre le borse hanno risposto con un boom alle misure “concordate” fra i grandi Paesi dell’Europa e gli USA per garantire il sistema finanziario mondiale. Anche la settimana è terminata in “territorio positivo” come si dice tecnicamente, ma occorre attendere qualche settimana per verificare se tali misure determineranno una decisiva svolta nel clima di “sfiducia” generalizzata che si era diffusa nel mondo, specie tra banche e tra operatori economici.

Sarà cioè possibile verificare se esse contribuiranno ad una inversione di tendenza capace di fare superare la crisi finanziaria e la situazione di recessione dell’economia mondiale di cui hanno parlato apertamente vari organismi internazionali, vari Capi di Stato o di Governo, molti studiosi. Una domanda sorge, tuttavia, spontanea: perché questa “concertazione” è avvenuta così tardi, dopo almeno un mese da quando tutti (o quasi) avevano preso consapevolezza che questa non era una delle tante crisi di “assestamento” del mercato, ma era e resta un terremoto destinato a cambiare la struttura dell’economia (e della società) del futuro e le regole del mercato, dei controlli, dei rapporti pubblico-privato e dopo una “settimana di passione” nella quale i proprietari di azioni avevano lasciato sul campo, parecchie centinaia di miliardi di Euro, dollari o altre valute? E’ possibile avanzare alcune ipotesi di risposta:

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  1. Il permanere nei vari Governi, nelle Banche Centrali, nei vari organismi che hanno funzioni, ruoli e responsabilità riferite ai mercati finanziari, nei “grandi operatori finanziari” della convinzione, speranza, illusione che le misure adottate dai singoli Stati o le “reazioni dei mercati” potessero in qualche modo riportare la calma. Se fosse vero, ci si dovrebbe preoccupare ancor di più, altro che festeggiare. Vorrebbe dire che l’economia mondiale è nelle mani di incompetenti o di autorità che seguono i consigli di incompetenti, “ideologi degli automatismi del mercato”: più che di misure “concertate” sarebbe allora più corretti parlare di “convergenze obbligate” dopo la verifica dell’inefficacia delle politiche nazionali;
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  3. E’ più probabile che il ritardo sia dovuto a motivi politici non dichiarati. Le due o tre settimane (a parte i mesi precedenti) in cui la situazione è precipitata, sono servite a vari Governi per adottare misure “di difesa” dei risparmiatori e dell’economia, finalizzati ad aumentare la loro credibilità e il consumo interno. Non a caso i sondaggi danno Gordon Brown in ripresa di consensi, dopo un periodo di caduta libera, la Cancelliere Merkel, il Presidente Sarkozy, il Presidente Berlusconi hanno rivendicato a vario titolo il loro contributo “decisivo” alla concertazione. L’unico che non ne ha beneficiato è il Presidente Bush che è in scadenza e di cui quasi tutti nel mondo aspettano con ansia l’uscita di scena e stanno facendo il count down come si fa alla fine di una missione pericolosa o di ogni situazione spiacevole. Sembra esserne uscito svantaggiato il candidato repubblicano McCAIN, che già non brillava di luce propria ma che ora paga errori non suoi.
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  5. Un’altra ipotesi deriva dall’osservazione delle dinamiche dei mercati finanziari. I rallies di dimensioni mai sperimentate nella storia (crolli e aumenti dei valori dei titoli da un giorno all’altro o addirittura di ora in ora, bellezza del tempo reale!) hanno sicuramente favorito operazioni di passaggio di proprietà di banche e imprese, di shopping che sfuggono al controllo di qualsiasi autorità nazionale, europea, momdiale (esempio comunicazione o controllo della CONSOB sui “pacchetti” di azioni passati di mano). Il ritardo di una azione concertata che ha determinato nella settimana dal 6 al 10 Settembre la caduta delle Borse europee attorno, se non oltre, al 25%, ha consentito di completare lo “shopping a prezzi di svendita, saldo, anzi a prezzi stracciati”, di alcuni operatori, specie dei fondi sovrani. Si è arrivati al caso limite in cui la crisi ha consentito alla Russia di “comprare” l’Islanda con l’immissione di 5 miliardi di Euro (cifra ridicola) nel suo sistema bancario. Nessuno può negare che, tramite l’esercizio del diritto della proprietà delle banche la RUSSIA possa influenzare in modo significativo le politiche economiche e, in generale, la politica di quel Paese.
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  7. Una quarta ipotesi è riconducibile al tipo di escalation del nuovo tipo di “guerra” o di “conflitti”. Nell’ultimo anno, e soprattutto nell’ultima settimana, si è consumata una fase molto attiva della guerra finanziaria all’interno dei gruppi di potere nei singoli Stati o tra Stati. In Georgia la Russia ha usato una strategia tradizionale, con morti sul campo e costi rilevanti. In Islanda ha utilizzato una strategia più moderna. E’ stata ripagata con “ritorsioni economiche”, la fuga di capitali che l’ha obbligata a chiudere la borsa. Nel frattempo i Libici, già abituati da anni a tali operazioni, zitti zitti, si sono comprati una quota di Unicredit che li porta ad essere secondo azionista e a chiedere un Vicepresidente. Lo stesso ha fatto il fondo di Abu Dhabi e il Ministro Frattini è subito volato in quel paese per concordare “investimenti amici e non ostili”. E’ sicuro che hanno fatto altrettanto molti di circa 30 fondi Sovrani che possono manovrare circa 1500 miliardi di Euro, quelli di Cina e India in testa.
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Dopo le “bombe intelligenti” e i “morti a causa del fuoco amico”, le moderne guerre si combattono con le “bolle (bubble)” e con “i negoziati su investimenti amici”. La governance globale sta cambiando e qualcuno ancora si preoccupa di sostenere e combattere gli aiuti di Stato in Italia, da parte di uno Stato che di soldi ne ha pochini pochini?
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