Secondo la stima di calcolo con cui si apre la prefazione al Libro Bianco di Monti, oltre 400 pagine frutto del lavoro della commissione costituita presso il Ministero della Funzione Pubblica, in questo momento la corruzione costa all’Italia ben 60 miliardi ogni anno, oltre al "rialzo straordinario che colpisce le grandi opere, valutabile intorno al 40 per cento" un costo in più per lo Stato (e quindi per i cittadini italiani) proprio in ragione del sempre maggior dilagare di questo fenomeno. E poi, un dato su cui riflettere: un’impresa su 4 va in difficoltà per colpa di questo sistema corrotto.

"Il diffondersi di pratiche corruttive mina la fiducia dei mercati, scoraggia gli investimenti, danneggia la competitività del Paese" dice il Libro Bianco, uno dei più importanti documenti internazionali sulle politiche anti-corruzione, presentato lunedì 22 ottobre, a palazzo Chigi, e che il 6 Novembre è stato presentato alla Treccani. Il Ministro della Giustizia sull’incandidabilità dei condannati espressa dal documento, assicura l’impegno “a costruire la norma entro un mese. Alle prossime elezioni – dice – non ci saranno candidati condannati con sentenza definitiva”. Per il Guardasigilli, i numerosi scandali che hanno travolto la politica italiana, fanno emergere che siamo di fronte a una “seconda Tangentopoli, che si innesta in un quadro di grande debolezza politica e di grandi bisogni del Paese”. “Lucrare sul denaro pubblico mentre si chiedono sacrifici ai cittadini – aggiunge – è inaudito”.
Non c’è dubbio, in Italia la criminalità ha sfruttato a proprio vantaggio la situazione, in questo momento di crisi economica, corrompendo diversi politici e investendo i propri ingenti capitali in tutta Italia.
A Settembre del 2012 anche il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto il Consiglio permanente della Conferenza dei Vescovi Italiani, con un attacco alla corruzione dilagante accusando i politici di sottovalutarla. Bagnasco sottolinea “disagio e rabbia per gli onesti”, e dice: “Si parla di austerità e di tagli, eppure continuamente si scopre che ovunque si annidano cespiti di spesa assurdi e incontrollati». «In questa stagione sembriamo capitati in un vicolo cieco, costretti a subire la supremazia arbitraria della finanza rispetto alla vitalità civile e culturale”.
Gli scandali in Italia non sono mai finiti, solo negli ultimi 10 anni ne abbiamo potuto verificare la portata ingente, a partire dal Laziogate, che dal 2005 vede indagati, con l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico, favoreggiamento e violazione della legge elettorale, Francesco Storace, l’allora presidente della regione Lazio ed altre nove persone. Il 5 maggio 2010 Francesco Storace viene condannato in primo grado a 1 anno e 6 mesi per accesso abusivo all’anagrafe. Oltre all’ex Presidente della Regione Lazio sono stati condannati a 2 anni di reclusione il suo ex portavoce Nicolò Accame, ad un anno di reclusione per l’ex direttore tecnico della società Laziomatica, Nicola Santoro e Romolo Reboa e Pierpaolo Pasqua. Il 7 maggio 2011 Storace ha invece ottenuto il diritto al risarcimento dei danni subiti nella campagna elettorale del 2005 dalla falsificazione delle firme operata dai sottoscrittori della lista concorrente di Alternativa Sociale. Una corruzione che interessa tutto il Paese, dal Laziogate al Telecom-Sismi, dagli appalti truccati alle condanne per disastri ambientali, dalle discariche abusive alle mafie. Basta dare un’occhiata a ciò che scrivono alcune testate autorevoli di altri Paesi, per affacciarsi alla nostra situazione da un tele-obbiettivo esterno: il New York Times dopo l’ultima raffica di scandali per corruzione, scrive:
«Un pagamento di 260 mila dollari alla mafia calabrese per 4.000 voti. Il furto in una Regione di oltre 1,3 milioni di dollari dalle casse pubbliche. Sontuose vacanze e cene stravaganti con i soldi pubblici. Il giornale riporta che sull’onda «dell’indignazione pubblica il governo tecnico del premier Mario Monti ha approvato una legge che prevede la formazione di un organismo di sorveglianza contro la corruzione e l’inasprimento delle pene per estorsione e abuso d’ufficio».
E a proposito della dichiarazione del nostro Ministro della Giustizia dice: «In una recente intervista, il Ministro della Giustizia Paola Severino ha affermato che gli scandali sono peggio della cosiddetta indagine ‘mani pulite’ che 20 anni fa ha spazzato via un’intera classe politica». Per il NYT «molti degli scandali attuali hanno origine da una legge del 2001 che aveva lo scopo di promuovere un maggiore federalismo», ma l’obiettivo di una maggiore responsabilità finanziaria a livello locale ha avuto un altro esito, secondo il giornale: «il costo dei governi regionali è esploso e ora c’è un crescente clamore pubblico per il taglio dei costi della politica». È un’Italia sfiduciata e a rischio quella descritta dal New York Times.
A metà Ottobre, il Financial Times ("Scuola for scandal") sottolinea che la corruzione "semina dubbi sugli sforzi di riforma dell’Italia, che non è affatto fuori dalla crisi del debito. Nel lungo termine, scoraggia gli investimenti esteri diretti necessari per rinvigorire economia". L’editoriale del Financial Times si conclude con l’auspicio che la legge anticorruzione sia "il parametro con cui misurare l’adeguatezza delle tradizionali élite politiche a governare l’Italia dopo le prossime elezioni". Per il quotidiano spagnolo El Mundo, invece, il punto interrogativo rimane: "Un parlamento pulito dai delinquenti?" Se approvata definitivamente, la legge anti-corruzione proibirà espressamente alle persone condannate di candidarsi nelle liste elettorali. In un Parlamento dove un parlamentare su dieci è imputato, indagato o condannato per corruzione.
Gli ultimi scandali che hanno interessato il Lazio e la Lombardia hanno accelerato l’approvazione del ddl Severino (DDL sulle intercettazioni) per rafforzare il contrasto al dilagante fenomeno della corruzione nel nostro Paese. Dopo il terremoto giudiziario che ha travolto la governatrice del Lazio Renata Polverini e il governatore Formigoni, il ddl è passato al Senato con 228 voti di fiducia.
Con l’organismo anticorruzione "la lotta alla corruzione è stata assunta come una priorità del governo" I dati parlano chiaro: nella classifica del Corruption Perception Index di Trasparency International l’Italia è al 69° posto con Ghana e Macedonia. E nell’indice di percezione della corruzione che va da 1 a 5”, come scrive il rapporto, "le rilevazioni attribuiscono 4,4 ai partiti, 4 al Parlamento, 3,7 al settore privato e della pubblica amministrazione". Nel volume si ammette che il 64% degli intervistati "ritiene inefficace la risposta del governo al problema della corruzione".
Il rapporto del Governo sulla disamina dei costi della corruzione, che certo sono sotto stimati rispetto al loro effettivo ammontare perché bisogna considerare "il dato della scarsa propensione a denunciare i fatti di corruzione propria delle vittime che pure ne siano a conoscenza", è chiaro: ai 60 miliardi di euro all’anno valutati dalla Corte dei conti vanno aggiunti quelli "indiretti". Il rapporto scrive: "Si pensi a quelli connessi ai ritardi nel definire le pratiche amministrative, al cattivo funzionamento degli apparati pubblici, all’inadeguatezza, se non inutilità, delle opere pubbliche, dei servizi pubblici, delle forniture pubbliche". Sta qui quella che Monti chiama "la perdita di competitività del Paese". Si legge nel rapporto che "la corruzione, se non combattuta adeguatamente, produce costi enormi, destabilizzando le regole dello Stato di diritto e del libero mercato".
La scommessa di questo documento pare sia la trasparenza online, "nella possibilità per tutti i cittadini di avere accesso diretto all’intero patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni", fatta salva solo la privacy più stringente. Gli enti locali dovranno diventare un libro aperto disponibile per chiunque voglia informarsi. L’Italia potrà sfidare altri paesi che, come gli Usa, già sono su questa strada. Chi sarà eletto, a qualsiasi livello, dovrà garantire la totale trasparenza della sua vita e dei suoi averi. C’è chi parla di “libro dei Sogni”…ma la vera domanda è come uscire da un Paese–scandalo, come si sconfigge l’illegalità e la corruzione diffusa? Come riemergere nella qualità di cittadini, consumatori, elettori…Forse con una rivoluzione: morale, culturale, intellettuale, di coscienza, una nuova mentalità che parta dalla persona e possa privilegiare etica e onestà, per il bene comune.

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