Tre sono le cose che più mi hanno addolorato in questa assurda e patetica vicenda della contestazione alla visita del papa all’ Università ‘La Sapienza’ di Roma.

Chiaramente non mi ha per niente colpito che 67 docenti su molto più di mille siano convinti di essere ancora ai primi dell’ 800 o siano dei fanatici di Bismarck e del suo ‘Kulturcampf’ , questo è tutto sommato folclore ed una delle ricchezze della mia amatissima Università ‘La Sapienza’ dove ho studiato e dove ancora collaboro con tantissime persone attraversando il Viale Regina Elena dal mio ancor più caro Istituto Superiore di Sanità, è proprio la conservazione della biodiversità delle opinioni (anche le più strampalate ed antistoriche) in un’ottica non semplicemente museale.

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Cio’ che mi ha addolorato è stato :
 

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1)      Sentire che i giornali e la televisione si riferivano alla protesta come guidata genericamente dagli ‘scienziati’ , questo è falso e mistificante, io sono uno scienziato, anzi, a costo di sembrare arrogante, aggiungo che ho molte piu’ credenziali scientifiche di qualsiasi firmatario dell’appello. Decine di miei collaboratori ed amici che lavorano alla Sapienza sono fior di scienziati e sono inviperiti contro questa presa di posizione assurda. Insomma non è tollerabile che si tenga su questo assurdo teatrino degli scienziati atei e mangiapreti contro una Chiesa oscurantista e ignorante, semplicemente non è cosi’, non è mai stato cosi’, gran parte degli scienziati famosi degli ultimi quattro secoli erano credenti (per chi voglia approfondire il tema consiglio il portale DISF all’indirizzo web http://www.disf.org/) e cosi’ è tutt’ora. Una delle motivazioni più forti per intraprendere una facoltà scientifica (per me e per molti altri è stato così) è proprio quello di avere un sapere spendibile immediatamente per il bene del prossimo, guidato dalla ricerca onesta della verità e più libero da imposizioni dogmatiche, cioè a ben vedere motivazioni molto simili a quelle che sono alla base della scelta Cristiana. Immaginate quindi che dolore sentirmi dire da chi scienziato non è, appena viene fuori che lavoro nella ricerca , frasi come ‘..Bè certo in Italia a voi il Vaticano non vi fa lavorare…’, follia allo stato puro alimentata anche da queste generiche notizie date dai media ‘Gli scienziati si oppongono alla visita del papa..’ Mamma mia !

2)      Vedere la firma del collettivo di Scienze apposta sotto ad uno striscione di protesta contro la visita del papa che diceva che il sapere non ha bisogno di padri è stato un colpo al cuore. Quando ero studente alla Sapienza militavo nel collettivo di Scienze e mi ricordo ancora con immensa tenerezza e, perché no, orgoglio, le nostre attività del tempo. Mi ricordo in particolare un lavoro che noi studenti di diversi corsi della facoltà di Scienze (biologia, fisica, matematica, chimica, geologia…) svolgemmo insieme riguardante il monitoraggio ambientale attraverso indicatori biologici (alghe, piccoli invertebrati) e chimici (semplici dosaggi di particolari inquinanti) di aree inquinate. Mi ricordo le discussioni per la scelta dei siti da considerare contaminati rispetto a quelli di ‘controllo’, le discussioni sull’integrazione dei dati (io mi occupavo della parte statistica), la nostra sfida, supportata da qualche ricercatore e borsista non confermato (nessun odiato barone ci dava retta, a differenza dei potentissimi baroni firmatari dell’appello dei 67 che coccolano dei collettivi che ora sono assolutamente minoritari) era quella di costruire un sapere integrato e fattivo dal basso (roba di cui si comincia a parlare con gran diffidenza solo ora, e certo molto di più in posti come quello dove lavoro adesso che nell’ accademia) nel confronto continuo con il reale. Di ‘piccoli padri’ ne avevamo eccome, ed erano proprio questi giovani ricercatori e borsisti, gli studenti più grandi, non certo i ‘baroni rossi’ che costituivano la maggioranza del corpo docente (ah, dimenticavo io nel collettivo c’ero entrato nel 1977, la rivolta era quella cattiva, non il nostalgico 68 dei nostri potenti, noi della cosiddetta ala creativa e non violenta del movimento eravamo definiti dall’establishment sedicente di sinistra irrazionali ed untori). Il mio amatissimo padre (quello vero, a cui devo praticamente tutto il mio atteggiamento verso il mondo, altro che non aver bisogno di padri) non approvava molte delle mie intemperanze dell’epoca ma non ha mai smesso di insegnarmi e di educarmi e di trasmettere l’essenza del sapere, lo ha fatto fino all’ultimo istante di vita, fino a meno di due anni fa. Capite dunque che cosa è per me vedere quella firma sotto chi si sottomette alla parte più retriva dell’Università , quei professori che hanno abdicato al ruolo di padre per amore del proprio potere personale ed hanno fatto passare questa mistificazione orrenda che di padri non ce ne sia bisogno. Credo pero’ che dopo trenta anni gli eredi di noi scapestrati siano da cercare nei gruppi di volontari, nelle mille iniziative ambientali e culturali che proliferano tra i giovani, allora penso che quella firma non è equiparabile alla nostra e mi tranquillizzo.

3)      Pensare che un direttore del CNR abbia una visione cosi’ limitata del reale da fermarsi alle definizioni di Wikipedia senza leggere l’intera posizione del papa e cosi’ capire che il Santo Padre aveva citato il caso Galileo per deprecare l’azione della Chiesa, pensare inoltre che un fisico ignori il contributo cruciale dato da religiosi scienziati (soprattutto gesuiti) allo sviluppo dell’astronomia negli ultimi quattro secoli è sconvolgente.

Una delle cose belle della Sapienza era la sua totale disorganizzazione unita alla massa elefantiaca, cio’ faceva si’ che nelle pieghe, dimenticati dal potere accademico in corsi serali e per lavoratori o in esercitazioni di oscure materie complementari non fosse difficile trovare dei veri uomini liberi, delle vere teste pensanti e geniali che in altre Università del mondo, piu’ piccole ed organizzate erano già stati sterminati dalla massificazione e dalla tecnicizzazione dell’accademia. Appena qualcuno di noi scovava una di queste gemme preziose, subito scattava il passa parola ed i corsi, seguiti prima da quattro poveretti che dopo il lavoro si sobbarcavano l’onere degli studi, si riempivano di spocchiosi ma entusiasti giovanotti che, per partecipare ai corsi riservati ai lavoratori si spacciavano per baby sitter, manovali, segretarie …

I nomi della professoressa Floris, del prof. Ageno, del prof. Di Girolamo sono ancora per me fonte di emozione e infinita gratitudine, per avermi permesso di trovarmi bene ovunque nel mondo, per lo spirito di adattamento, per il piacere di andarsi a scovare le proprie affinità culturali, di scegliersi, come nelle Università medievali, la propria strada in libertà. Chi è passato da questa scuola si è trovato bene da Cambridge a Tokio a Los Angeles, qualcosa che chi ahilui da scegliere non aveva ed era seguito passo passo da tutorini e tutoroni non puo’ neanche sognare. Nel mondo l’unica cosa comparabile alla Sapienza di allora che ho incontrato è la mitica Università di Delhi, roba da gente dura, che deve lottare per arrivare vicino ad un computer..fortunatamente questo spirito è ancora largamente presente nel mio Istituto Superiore di Sanità ancora ricco di meandri e di teste eterodosse.

L’odierna smania di falsa efficienza (più ne laureiamo meglio è) e di ‘adeguamento agli standard europei’ (proprio quando l’Europa sembra essere la parte meno interessante del mondo) mi preoccupa non poco, soprattutto se gestita da persone così reazionarie….

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