L’occupazione dei posti chiave da parte degli anziani con la conseguente esclusione dei giovani messi in ‘stand-by’ è una stortura della nostra società. Gli odierni vecchi ‘potenti’ (siano essi professori universitari, politici, manager poco importa) non sono dei vecchi qualsiasi, sono dei vecchi borghesi che in gioventù hanno vissuto l’illusione di essere onnipotenti, che la società potesse cambiare secondo i loro voleri,

confondendo la raggiunta stabilità economica, la liberazione dal rischio di morte prematura per guerra o malattia infettiva e la facilità di relazioni sessuali (precedentemente appannaggio delle ben più sagge classi dei nobili e dei contadini ma preclusa alla piccola e media borghesia) con la nascita di un mondo nuovo di infinite opportunità, prima fra tutte l’eterna giovinezza. Ciò ha comportato la pervicace illusione di continuare ad immaginarsi giovani anche a cinquanta, sessanta, settanta anni; per cui vediamo sul palco i Rolling Stones invece di incontrarli alla bocciofila, incrociamo sessantenni vestite come ad una manifestazione di femministe di trenta anni fa e ci tocca ascoltare delle noiosissime geremiadi su ‘come eravamo bravi noi da giovani che eravamo impegnati e rivoluzionari, mica come questi smidollati dei giovani di adesso’.rn

 Insomma, non contenti di non essersi mai presi le responsabilità di educare (..che schifo i padri), di aver chiuso l’orizzonte delle possibilità a chi viene dopo, arrivano anche a teorizzare su come ‘deve essere il giovane doc’. D’altronde in Europa e nell’ America del Nord siamo in un mondo che chiama ‘modernità’ quello che era nuovo trecento anni fa, possiamo anche comprendere che si possa intendere’ giovane’ chi giovane lo era negli anni settanta. Peccato che a forza di ripetere queste sciocchezze magari qualcuno ci creda pure e molti giovani (veri) si debbano accontentare delle mitologie dismesse di questi giovani (falsi).

Niente di nuovo sotto il sole, il personaggio del vecchio lubrico che, sentendosi ancora giovane, cerca di accoppiarsi con la giovane etera era un classico della commedia di Plauto duemila e trecento anni fa. Solo che nella commedia di Plauto questo vecchio era fatto oggetto di scherno e di beffa da parte di astuti schiavi un po’ delinquenti ma sostanzialmente molto benevoli che aiutavano le ragioni della gioventù (il padroncino innamorato) e dell’amore, per cui alla fine il vecchiaccio rimaneva scornato e l’etera abbandonava il suo turpe lavoro per sposarsi con il giovanetto. Questo nella Roma del terzo secolo avanti Cristo, ma noi come la mettiamo con questi vecchi turpi (proprio perché sovvertono le leggi di natura pretendendosi giovani e succhiando la giovinezza a chi giovane lo è per davvero) che invece di limitarsi a bazzicare intorno ai bordelli si piazzano nei posti di potere ? Bèh non si può pretendere di cacciarli via, ma si può iniziare (e questo deve iniziare proprio da noi vecchi) una sorta di rivoluzione culturale che ci faccia riappropriare dell’orgoglio di essere vecchi, della specificità della nostra età. Lo dico da antico contestatore inserito nel movimento del ’77 (quello cattivo, i nostri potenti preferiscono riferirsi a quell’altro, quello buono e presentabile, il ‘68)…allora il ruolo (e il vero privilegio) del vecchio è quello di potersi permettere uno sguardo distaccato sul mondo, non dovendo dimostrare niente, non dovendo fare più carriera, non dovendo costruirsi l’autostima, da questa posizione il vecchio è il compagno ideale del giovane se (e solo se) riesce a metterlo in guardia dalla vanità del mondo, se lo aiuta a riconoscere i suoi veri talenti, se gli comunica stima e dignità di sé.

Questi principi generali possono essere facilmente implementati in regole pratiche specifiche per i particolari interessi e posizione lavorativa del vecchio in questione, ad esempio io che faccio il ricercatore, avrò cura di pubblicare articoli mescolando il mio nome ai nomi dei miei collaboratori giovani senza mettermi in mostra, mi limiterò a dare un indirizzo generale all’opera senza pretendere di discutere i singoli particolari, sarò sempre pronto a rispondere a tutti i quesiti che mi si pongono senza far passare avanti le persone da cui posso trarre un beneficio futuro ma preoccupandomi invece di privilegiare chi, quando io avrò abbandonato questa confortevolissima valle di lacrime, prenderà il mio posto, mi interesserò senza condiscendenza alle novità senza mai pretendere (anche quando lo penso) che quelle sono cose che già le conoscevo da venti anni. Analoghe ‘buone pratiche di vecchiaia’ possono essere immaginate per altri lavori senza soverchie difficoltà, e mi piacerebbe ascoltarle da altri vecchiacci…. 

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