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rndi Tonino Cantelmi

rn“Cos’ è oggi la città, per noi?” Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci a un momento di crisi della vita urbana, e Le città invisibili, sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili ”.
rnA distanza di più di trenta anni dalla pubblicazione di Le città invisibili di Calvino, possiamo osservare quanto queste parole siano sensate e reali ora, nelle nostre città. Spesso infatti l’intuito e la sensibilità degli artisti anticipano le osservazioni degli scienziati ed effettivamente oggi molte analisi attestano uno stato di malessere nelle città e nella società moderna.
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Secondo il Libro Verde sulla salute mentale il 27% dei cittadini europei adulti, almeno una volta, ha sofferto di una qualche patologia mentale, e si stima che entro il 2020 la depressione sarà la causa di malattia più frequente nei paesi industrializzati . Molti specialisti nel settore dell’assistenza psicologica dichiarano che “l’ondata di richieste d’aiuto, riflette l’angoscia di un’intera popolazione ”, la popolazione delle città. La città è divenuto il luogo dove si esprime il malessere dell’uomo moderno.

Criterio sommo di perfezione e bellezza è l’armonia e, per molti, massima espressione dell’armonia è l’uomo. Riferirsi all’armonia del corpo umano, porre l’uomo a misura di tutte le cose, è un’idea centrale nel pensiero occidentale che ha influenzato anche l’urbanistica di varie epoche: le città venivano costruite prendendo come modello strutturale o punto di riferimento la conformazione del corpo umano. Per questo ogni città aveva un centro organizzativo ed amministrativo così come ogni corpo è governato dal capo e, similmente, vi era una linea di simmetria lungo la quale correva la principale via di comunicazione così come avviene lungo l’asse del corpo umano dove si trova la colonna vertebrale.
Evidentemente le politiche di amministrazione cittadina non si riferiscono più direttamente all’uomo come “mensura mundi”, né i piani regolatori moderni prendono a modello l’armonia strutturale del corpo umano per tracciare i progetti di urbanizzazione.
Tuttavia anche oggi la città parla sia dell’uomo che l’ha costruita sia dell’uomo che in essa vive e si forma. Concretamente, ad esempio, i molti fast-food presenti nelle metropoli permettono di dedurre che ci sono molte persone che non hanno tempo da dedicare alla preparazione del pasto; il successo delle discoteche, locali dove sembra essere portante la dimensione dello “stordimento” e la ricerca di emozioni travolgenti (volume della musica molto alto, luci stroboscopiche, droghe) indica nei giovani che cercano divertimento il bisogno di stimoli molto forti per svagarsi. In questo senso possiamo dire che la città parla dell’uomo che la abita e riflettere su di essa aiuta a capire l’identità dell’uomo per il quale essa è costruita. L’anima della città è la visione antropologica imperante nella cultura di appartenenza.
Ma qual è la concezione di uomo che domina il panorama culturale e sociale della città moderna? È ormai un dato accertato dagli esperti che nella società moderna non c’è una correlazione diretta tra l’aumento del benessere economico riscontrato nelle metropoli e la crescita del benessere psicofisico. Tutt’altro. Riferendosi all’Europa, secondo i dati forniti dal Libro Verde sullo stato della salute nel continente, il tasso annuo di mortalità per suicidio (58.000 suicidi all’anno) è maggiore di quello per incidenti stradali, e un cittadino su quattro soffre di una qualche patologia mentale . Come mai? Per rispondere a questa domanda non si può che far riferimento al tipo di vita vissuta oggi dalla gente in Europa: la vita nelle metropoli.
Ci sono alcuni temi forti che si possono enucleare nel panorama culturale attuale, inerenti alla visone antropologica soggiacente: la sregolata ricerca di emozioni forti, la personalità narcisistica, e l’ambiguità dei modelli sessuali nella cultura vigente. Ognuno di questi temi ha trovato forma letteraria nel già citato libro di Calvino, che nelle sue visioni di città immaginarie ha colto e descritto aspetti della città moderna e che ci aiuterà ad entrare nell’argomento.

Anastasia: “carpe diem”… e null’altro. “Life is now” dice uno slogan di una campagna pubblicitaria attuale affermando una banale ovvietà che rivela in modo chiaro la tendenza a considerare vita solo ciò che si ha sottomano. Chiamiamo questo atteggiamento “immediatalizzazione dell’esperienza”, intendendo che ciò che viene considerato reale e su cui la persona può investire e ricercare conferme è solamente il contesto presente e immediato, escludendo tutto ciò che è futuro, da realizzare, da proporsi come impegno. Se ciò che esiste e su cui vale la pena investire è solo il presente, allora le dinamiche motivazionali saranno governate dalle emozioni e dalla soddisfazione dei bisogni e desideri immediati. La dimensione dell’uomo che progetta piani a lungo termine e che opta per scelte di responsabilità che tengano conto delle conseguenze nel futuro, perde importanza e consistenza. L’uomo di conseguenza si muove inseguendo la gratificazione, desiderio dopo desiderio senza mai trovare appagamento e riposo, proprio come gli abitanti di Anastasia, schiavi dei desideri. Questo processo è rafforzato dal bombardamento pubblicitario e mediatico: consumare, prodotto dopo prodotto, tecnologia dopo tecnologia, è ormai un imperativo che regola la vita dell’uomo nei paesi industrializzati e che non aiuta il processo di crescita e di sviluppo verso la maturità e la piena realizzazione di se stessi.
Per andare oltre i limiti dell’immediato si ha bisogno di una personalità più sviluppata e matura che possieda la capacità cognitiva di ipotizzare situazioni ed eventi futuri; la competenza emotiva di sopportare una frustrazione attuale nella consapevolezza di un guadagno futuro; la capacità di saper stabilire gerarchie e ordine nelle priorità della vita e comportarsi conseguentemente. Questo consente all’uomo di distendere la sua esistenza attraverso la progettualità, e non farsi intrappolare dalla bugia che “life is only now”.

Valdrada, la città di specchi
. Calvino descrive gli abitanti della città di Valdrada come incapaci di amore e quindi di instaurare relazioni profonde e soddisfacenti. Effettivamente, molte difficoltà e problemi che si vivono nelle città moderne sono relativi alla dimensione relazionale dell’uomo e possono essere decodificate nell’ottica della psicologia della personalità e, nello specifico, analizzando lo stile patologico narcisista. Il disturbo narcisistico di personalità si caratterizza, secondo il DSM IV da “un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia”. Alla base del disturbo può esserci una grave fragilità della stima di sé, di fronte alla quale il soggetto può cercare di reagire cercando gratificazione e affermazione negli altri e attraverso gli altri. Alcune delle tendenze dominanti della società civile attuale, indicano una marcata presenza di tematiche proprie della modalità narcisista: difficoltà ad instaurare relazioni autentiche e il dilagare di rapporti fittizi; perdita d’identità personale e costruzione di un’immagine falsa di sé; affermazione di sé e sfruttamento dell’altro . Caratteristica del nostro tempo è inoltre il fatto di creare forme di relazionalità basate su immagini della persona false e costruite. Ciò che conta è sembrare più belli, più giovani, più eleganti. L’uomo non è più chi è, ma chi tenta di essere, chi finge di essere. Televisione, pubblicità, cinema, sono tutte forme di comunicazione che presentano modelli dell’uomo falsati e ideali che creano una frattura spesso incolmabile tra le aspettative e la reale condizione in cui si vive. Ed è così che molto spesso per poter convivere con un’identità fragile e una condizione personale insoddisfacente e deludente bisogna rimuoverla e nasconderla, creando una scissione tra Io ideale ed Io reale che connota le dinamiche psichiche narcisiste.
Altro tratto distintivo della nostra società è la ricerca spasmodica del potere. L’affermazione di sé può essere interpretata come un surrogato sovrastrutturale che copre i vuoti più profondi e non affrontabili della disistima di sé, della mancanza d’identità e di insicurezza profonda. La difficoltà nelle relazioni, le identità personali fragili, la ricerca spregiudicata di affermazione sociale, oltre ad essere tratti distintivi della città moderna, sono tutti tratti tipici della modalità narcisista: come afferma il sociologo americano Lasch, “gli individui moderni sono persone narcisiste, incapaci di affrontare impegni e relazioni con gli altri, in quanto egoisticamente interessati alle loro vicende personali e completamente terrorizzati dalle diverse complessità della vita collettiva ”. Dietro la maschera di uomo che vediamo nelle televisioni, nei cartelloni pubblicitari bello e affermato, si cela il volto insicuro e terrorizzato di chi non sa trovare il modo di relazionarsi con gli altri, che come scrive Calvino, “non sa amare”.

Eutropia e la mutevolezza dei punti di riferimento
. Nel processo di maturazione e sviluppo della persona, un aspetto fondamentale è la formazione dell’identità sessuale. L’essere maschio o femmina implica sia specificità fisiche sia psicologiche. Le prime, che possiamo chiamare sesso biologico, vengono determinate al momento della fecondazione, mentre alla formazione dell’identità sessuale, che è la coscienza della propria appartenenza a un determinato sesso, delle differenze con l’altro sesso e dei fattori psicologici e culturali del ruolo che gli individui del proprio sesso svolgono nella società, contribuiscono più fattori: il naturale sviluppo psicologico del bambino, l’identificazione con i genitori, la relazione con i pari, i condizionamenti dovuti al modo in cui la società presenta il ruolo maschile e femminile. Su quest’ultimo punto, la visione antropologica di una società include naturalmente anche la concezione dei ruoli di uomo e di donna e il più influente canale attraverso il quale tale visone oggi raggiunge il singolo sono i media. Ma qual è il modello proposto? Un esempio estremamente chiaro è quello di uno spot televisivo che pubblicizza una bevanda alcolica, dove due persone, un uomo e una donna, presentati come molto attraenti ed eleganti, ed in questo aver attratto reciprocamente il pubblico maschile e femminile, si rivelano ad un certo punto, essere del sesso opposto rispetto a quello a cui sembravano appartenere. Il messaggio che emerge da tale comunicazione pubblicitaria in cui, non solo i due sessi sono intercambiabili, ma addirittura viene stimolata l’attrazione per qualcosa che si rivela poi essere altro, non può che generare confusione rispetto all’identità sessuale e al modello di relazione fra i sessi. Nel complesso il messaggio che i media trasmettono sembra essere caratterizzato da ambiguità e rifiuto dei modelli tradizionali. Come ad Eutropia, dove tutto può essere messo in discussione e privato della sua autenticità e specificità, così attualmente nella nostra società l’ identità maschile e femminile hanno perso la loro tradizionale configurazione e il potere di porsi come poli su cui orientare lo sviluppo.
Gli effetti di questa confusa e ambigua concezione dei modelli maschile e femminile oltre a portare problemi nella vita del singolo, non può che sfociare in disordine lì dove il ruolo di uomo e di donna trovano il loro più pieno significato, la famiglia. Questa concezione relativistica è anch’essa portatrice di ambiguità e confusione e attacca non solo l’identità della creatura umana, ma anche le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali.

Per concludere, il problema del malessere vissuto nelle città moderne è profondamente legato alla questione della visione dell’uomo e questa influisce nella vita concreta degli individui. L’antropologia falsa e distorta che vede l’uomo limitato a vivere delle gratificazioni dell’immediato riducendo la possibilità di crescita e maturazione delle persone ne impedisce di fatto la piena realizzazione. La modalità narcisistica che sembra essere un tema dominante nelle relazioni interpersonali, crea rapporti insoddisfacenti e vuoti. Ed infine il modello androgino e ambiguo proposto dai media s’insinua nel naturale sviluppo dell’identità sessuale delle persone portando seri danni nella capacità di assumere il ruolo di uomo e di donna e di farsi carico delle responsabilità proprie dei ruoli paterni e materni. Per rispondere a questo declino è necessario proporre un’antropologia sana e aderente alla realtà che possa aiutare a riorientarsi anche nelle città moderne.

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